WOULD YOU TAKE YOUR OWN ADVICE?
L'altro giorno Well stava facendo i suoi soliti viaggi introspettivi in auto e gli è rimasta addosso una frase del buon vecchio De André: “Si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio.”
Quanto spesso ci sentiamo in dovere di distribuire consigli (spesso non richiesti) a qualcuno, senza soffermarci davvero su cosa ci sia dietro realmente? Spirito da crocerossini o spirito da saggio Abate Faria di Temu?
Siamo abituati a sentirci dire: io al tuo posto avrei fatto così, dovevi gestirla diversamente... Frasi talmente comuni che spesso dimentichiamo quanto possano essere invadenti e fastidiose.
Ma la domanda che mi pongo è: quanto amore si cela davvero dietro un consiglio e quanto esibizionismo?
Forse il confine sta proprio qui: il bisogno di diventare il centro della storia di qualcun altro.
E se il consiglio non viene poi seguito perché viene interpretato come un'offesa personale? Quante volte ci siamo sentiti dire: fai come vuoi, poi non venire a piangere.
E se chi abbiamo davanti volesse semplicemente blaterare senza ricevere a tutti i costi una lezione di vita?
Quando siamo noi gli Abate Faria della situazione, riusciamo a ricordare esattamente come ci siamo sentiti, piuttosto che salire in cattedra senza aver fatto il dottorato? Era decisamente più facile parlare quando non eravamo noi a vivere le conseguenze e il fondoschiena non era il nostro. Se potessi tornare indietro, magari mi soffermerei di piu' a comprendere cosa volesse veramente.
Quanto ci costa concederci qualche secondo per pensare prima di parlare? Non tanto a cosa dire, ma a quanto poco sappiamo realmente di ciò che stiamo giudicando. E magari riflettere su quanto spazio occupiamo davvero nella vita di quella persona, su quanto conosciamo della sua storia, delle sue paure e delle sue conquiste.
Il vademecum “Come vivere al meglio la tua vita”, magari lo riciclo a Natale per la zia antipatica.
Well, actually.
This is where it starts.