WHY DO PEOPLE FEEL ENTITLED TO REGULATE THE VOLUME OF OTHER PEOPLE’S EMOTIONS?
Vi è mai capitato, presi dall’entusiasmo di condividere qualcosa con qualcuno — una cosa bella o brutta che sia — e di sentirvi dire: “Sì ok, ma ora calmati!”?
Una di quelle cose che, raccontate ad alta voce, possono sembrare anche piuttosto piccole.
Eppure a voi, in quel momento, piccole non sembrano affatto.
A me è capitato.
E la sensazione non è stata tanto quella di sentirmi dire “non è poi così importante”, quanto piuttosto:
“Abbassa il volume di quella parte di te.” E io continuo a chiedermi: perché?
Se è una cazzata ma mi rende felice, perché la felicità dovrebbe essere proporzionata all’importanza della cosa che l’ha provocata?
Mi torna in mente quando eravamo piccoli e ci sbucciavamo un ginocchio.
“Ma non ti sei fatto niente. Non piangere.”
No. È successo qualcosa, invece.
Magari niente di grave. Magari tra cinque minuti tornerò a correre come se niente fosse. Ma adesso mi fa male.
Crescendo le ginocchia sbucciate cambiano forma, ma non sono sicura che cambi molto quello che ci diciamo.
Se sei giù di corda arriva il: “Esci, vivi la tua vita, fai quello che ti piace.”
Ed ecco che il tuo cervello dovrebbe improvvisamente pensare:
“E io, povero idiota, che passo le giornate ad elaborare serie TV drammatiche. Grazie! Ora che mi hai detto di non avere ansia, non ne ho più.”
Solo che quell’emozione esiste ancora.
…E allora mi chiedo perché non possa semplicemente attraversarla.
Non restarci.
Non costruirci casa.
Attraversarla.
Sentirla finché non mi ritroverò dall’altra parte.
Forse è questa la cosa che mi lascia più perplessa: questa nostra necessità di intervenire sulle emozioni degli altri.
Di dare un consiglio. Una soluzione. Qualcosa da fare.
Come se stare accanto a qualcuno senza aggiustare niente non fosse abbastanza.
Perché non possiamo semplicemente dire:
“Sì, è una cazzata. Ma ti appoggio e festeggio con te.”
Oppure:
“Non è facile. Stai pure per terra a piangere, tanto io mi sdraio qui vicino a te.”
Forse non ho bisogno che tu mi dica come alzarmi.
Magari mi alzerò da sola tra cinque minuti.
Magari, per quei cinque minuti, avevo solo bisogno che tu stessi per terra con me.
Non voglio non sentire niente, come se stessi prendendo un analgesico per il mal di testa.
Voglio sentire.
E forse non ho bisogno che tu lo senta al posto mio.
Mi basta che tu lo senta accanto a me.
WELL, ACTUALLY
This is where it starts.